Una nuova calamità sta per piombare sulle imprese marchigiane. Non si tratta di un terremoto e nemmeno di una alluvione. A mettere in apprensione le imprese è l’obbligo delle polizze catastrofali che entrerà in vigore il primo aprile. Per chi non si adeguerà non si avrà più l’intervento dello Stato per rimborsare i danni subiti.
“Nelle Marche sarà scoperto il 95 per cento delle imprese, che è senza assicurazione, anche perché le compagnie assicuratrici avranno tempo fino al 28 marzo, termine che in pratica coincide con l’entrata in vigore dell’obbligo di stipula, per adeguare alle previsioni di legge i testi delle polizze da proporre”, afferma il segretario CNA Marche, Moreno Bordoni. “È indispensabile prevedere una proroga di almeno sei mesi per dare tempo alle imprese di adeguarsi. Ed è quello che abbiamo chiesto con una lettera al presidente del Consiglio Giorgia Meloni”.
Tra gli artigiani e le piccole imprese la tensione è alle stelle: in particolare tra quelle che hanno la sede in zone già colpite e a rischio di calamità naturali.
“Se il primo aprile – avverte Bordoni – dovesse esondare di nuovo il Misa o dovesse verificarsi una scossa sismica ad Arquata del Tronto, quasi tutte le attività di queste zone sarebbero in guai seri: lo Stato non rimborserà i danni subiti. Quella del primo aprile è una tagliola perché blocca tutti gli aiuti di Stato. Preclusa anche la possibilità di partecipare a bandi pubblici. A rischio, inoltre, i finanziamenti bancari garantiti dal Medio Credito. Per questo la Confederazione ha chiesto una proroga di almeno sei mesi, anche perché le compagnie assicurative non hanno ancora le idee chiare su come muoversi”.
“Per una piccola impresa con un capannone di 500 metri quadri e 15 dipendenti il costo della polizza può andare da 1.500 a 12mila euro, a seconda della fascia di rischio. Costose anche le polizze per imprese più piccole, mediamente sopra i 500 euro. Le tariffe possono oscillare fra l’1 e il 4 per mille di quanto assicurato”, evidenzia Bordoni.
“I costi cambiano a seconda di dove ha sede l’impresa e dell’assicurazione alla quale ci si rivolge. Infatti ogni compagnia, utilizzando sistemi di intelligenza artificiale, ha elaborato delle proprie mappe di rischio territoriale, in base alle quali vengono fissati i prezzi delle polizze. Per evitare questa situazione a macchia di leopardo – prosegue – che si configura come una vera e propria giungla delle tariffe, chiediamo che sia il Governo a intervenire nella catalogazione dei livelli di rischio dei territori dove hanno sede le aziende da assicurare. Ma per fare questo serve tempo e potrebbero non bastare neanche sei mesi perché nel nostro Paese le aree soggette a calamità naturali sono molteplici e ognuna con un diverso grado di rischio”, conclude Bordoni.